"Emigrants" in Egitto, Argentina, Venezuela e Canada
L'emigrazione friulana vista attraverso la storia familiare
dello scrittore Sergio Gentilini


Roveredo in PianoSarà presentata questa sera, nella sede della Filologica presso il Palazzo Cristallo di Pordenone, l'ultima fatica letteraria di Sergio Gentilini, "Emigrants" in Egitto, Argentina, Venezuela e Canada, che narra la storia della sua famiglia (quella di nascita e quella acquisita della moglie Tina) emigrata all'estero, con un interessante e inedito corredo fotografico. "Le storie – spiega orgoglioso l'autore – sono corredate di tantissimi documenti inediti, che saranno esposti questa sera alla sede della Filologica di Pordenone. Ci sono alcune fotografie dell'Egitto e dei vecchissimi documenti, tra cui uno che ho ritrovato due mesi fa riordinando il garage del nonno: certificati di naturalizzazione e di lavoro; e inoltre il libro che davano agli emigrati pechè iniziassero a masticare un po' di americano. In questo libro di circa 130 pagine, per queste quattro storielle nostre familiari, ho una quarantina di immagini, che sono davvero interessanti, e che ho reperito con grandi difficoltà".

"E' un programma – racconta l'autore, illustrando come è nata in lui l'idea di questo libro - che dura da vent'anni, infatti ho fatto moltissime pubblicazioni della storia di Roveredo sotto mille aspetti, tra cui l'aspetto religioso e storico. Quest'anno ho deciso di dedicarmi alla vicenda della mia famiglia e ho preso in considerazione quattro storie di emigranti della mia famiglia, uno in Canada, uno in Venezuela, uno in Argentina e l'altro, di cui purtroppo non sappiamo più niente, in Egitto. Mio suocero, che dopo la guerra aveva perso il lavoro e non sapeva cosa fare, è emigrato in Venezuela, dove è stato accolto da alcuni parenti, e lì ha fatto zoccoli, ha fatto il falegname, ha fatto il muratore, insomma un po' di tutto".

Il nonno di Gentilini invece è partito vedovo, dopo che la moglie era stata uccisa da una granata austriaca. Lasciate le due figlie piccole, andò a fare il terrazziere in Canada, "stando via un po' di anni finché, chiuso il discorso grattacieli, l'hanno rimandato a casa. Racconto poi la storia di un altro emigrato, di Ferrara, che ha sposato una nostra parente: dopo la guerra di Russia qui non si trovava il becco di un quattrino, e loro hanno trovato qualcuno che li ha indirizzati in Argentina e lì lui, che aveva le mani d'oro, ha saputo lavorare e fare di tutto. Oggi resta la vedova, e restano i figli, ed è curioso che uno dei figli abbia sposato lì la figlia di un amico che era emigrata dal Piemonte".

Con l'intento di realizzare una pubblicazione unica nel suo genere, l'autore ha ampliato la sua ricerca, partendo dalla realtà di Roveredo e riportando, anno per anno, tutte le partenze degli emigranti alla volta dei vari continenti e, dal 1870, i loro cognomi. Ancora, Gentilini si è chiesto come questi emigrati siano stati accolti all'estero, raccontando le storie sin dal loro arrivo all'isola di Ellis (Ellis Island) - dove venivano messi in quarantena - per poi ripercorrere le professioni e i soprannomi con i quali spesso venivano etichettati.  Le storie che nascono dalla ricerca sono infinite: c'è chi ha fatto fortuna - come coloro che sono diventati fotografi e scultori conosciuti in tutto il mondo - e chi, invece, vive normalmente la propria vita in terra straniera. Molti altri non sono rimasti all'estero e sono rientrati: "Come un certo Busetti - continua Gentilini - che, dopo essere stato in Canada con il padre, e dopo aver lavorato nelle paludi pontine per 14£ all'ora, è tornato a Roveredo a fare il contadino. Ho dedicato un'attenzione particolare a quelli che si sono fatti un nome all'estero: ad esempio, io penso che siano in pochi a sapere che i quattro presidenti sul monte Rushmore, in America, sono stati scolpiti da Friulani che abitano a due passi da Roveredo".

Un capitolo, a parte, è dedicato agli scrittori che raccontano la loro storia d'oltreoceano: "Sono stati molti coloro che hanno iniziato a scrivere, anche se privi di una vera e propria competenza in materia letteraria, le loro memorie. Il primo ad avere un notevole successo di pubblico e critica è stato Pietro Di Donato, nato a New Hoboken, New Jersey, nel 1911, autore di Cristo tra i muratori, che visse in prima persona l'epopea della grande migrazione italiana negli Stati Uniti, osservando la vita dei tanti muratori italiani trascorsa tra un grattacielo e l'altro delle metropoli nordamericane". Altro interessante capitolo è quello dedicato alle donne , protagoniste - sia quelle che sono partite, sia quelle che sono rimaste in patria - di situazioni drammatiche, per quanto riguarda il problema della casa, della famiglia, dei campi, e soprattutto il loro disagio a livello sentimentale.

"Poi mi sono occupato dell'aspetto dell'assistenza religiosa e ho tracciato la storia della santa Cabrini, patrona degli emigranti, e ho narrato le storie di tantissimi sacerdoti friulani, alcuni dei quali ancora viventi, che hanno dedicato la loro vita agli emigranti, seguendoli sulle navi dirette verso l'America. E non poteva mancare la storia di tutti gli enti che si occupano di emigrazione e di emigranti, con tanti nomi, date e finalità". In epilogo, l'autore dedica alcune righe a una serie di riflessioni sull'immigrazione: "Termino con un discorso relativo al fenomeno inverso, l'immigrazione, che noi oggi conosciamo molto bene. Cito alcuni brani di tantissimi autori, tra cui la Tamaro, senza entrare in conflitto con nessuno, e lascio che sia il lettore a tirare le conclusioni, infatti termino con una frase tratta dal Deuteronomio della Bibbia (Ricordati che tu sei stato in esilio). In sostanza dobbiamo ricordare che, per ognuno che entra in Italia, noi italiani di friulani emigranti ne abbiamo tre fuori".


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