UN ENTE SANO E INNOVATIVO


Per 9 anni Rettore dell'Università

Dagli inizi di gennaio, è Marzio Strassoldo di Graffenbergo il nuovo presidente dell'Ente Friuli nel mondo. Succede al dimissionario Giorgio Brandolin, presidente della Provincia di Gorizia, e resterà in carica per 2 anni, come stabilito dal criterio della rotazione fra i presidenti delle Province friulane. Il prof. Strassoldo, presidente dell'amministrazione provinciale udinese, è nato a Gorizia nel 1939. è professore di Statistica Economica presso l'Università friulana, di cui è stato Rettore per 3 mandati consecutivi, raccogliendo un sostegno quasi unanime fra i colleghi. Alla guida dell'Ateneo del Friuli, ha operato per ottenerne l'autonomia piena e il massimo radicamento nel suo territorio di riferimento "come motore di sviluppo della comunità friulana e come finestra del Friuli nei grandi circuiti internazionali della scienza e dell'innovazione". Alla guida della Provincia si prefigge la costruzione di un "Friuli forte, autonomo e unito".

"L'Ente è sano e le nuove esigenze della nostra diaspora, alle prese con le trasformazioni imposte dalla globalizzazione e con i cambiamenti generazionali, ma anche forte della sua nuova soggettività, richiedono una rinnovata operatività e unità d'intenti". Marzio Strassoldo, successore di Tiziano Tessitori, Ottavio Valerio, Mario Toros e Giorgio Brandolin alla guida di "Friuli nel mondo", non ha dubbi sulle possibilità di affrontare con successo le sfide indicate dal nuovo Statuto (pubblicato sul numero di ottobre) e si aspetta un forte impulso dal dibattito e dalla consultazione aperti sulla "Piattaforma di rinnovamento programmatico e organizzativo" dell'Ente (numeri 590 e 591 di "Friuli nel mondo"). "Il processo di trasformazione che abbiamo avviato richiede sia alla struttura dell'Ente che alla rete dei Fogolârs di dare continuità alla nostra forte capacità progettuale (che ci viene riconosciuta sia a livello italiano e che internazionale), strutture operative all'altezza dei compiti, chiarezza nei rapporti istituzionali - dichiara il neo presidente Strassoldo -. Ci proponiamo un sempre più stretto collegamento con la nostra diaspora, ma anche una presenza vigile e attiva nelle sedi regionali, statali e internazionali".

Per l'Ente, dunque, la parola d'ordine dev'essere "Trasformazione". Ma come deve cambiare per non tradire le origini e la storia?

E' già da alcuni anni che l'Ente ha iniziato la trasformazione. Si tratta ora di tradurre le sperimentazioni avviate in una politica organica di lungo respiro. Da qui l'articolo 3 del nuovo Statuto che, al comma 1, indica il nostro compito, dando mandato all'Ente di stabilire "ogni utile forma di collaborazione con le organizzazioni ed istituzioni internazionali che operano per il mantenimento e la promozione dell'identità culturale, il dialogo interculturale, la solidarietà tra le generazioni, la formazione, la mobilità del lavoro, lo sviluppo dell'imprenditoria, la cooperazione allo sviluppo ed il partenariato internazionale e quanto possa favorire la collaborazione tra i popoli ed il progresso dell'umanità".

In quest'ottica... globalizzata ha senso insistere ancora sul concetto della "friulanità"?

Per noi il valore della "friulanità" è insostituibile. Nel nostro programma di rinnovamento è l'agente attivo dei cambiamenti. è il nesso tra locale e globale.
La nostra identità è indispensabile perché anche il popolo friulano possa affermarsi come una delle "tribù globali" della mondializzazione.

Affinché tali principi s'impongano, cosa ci si aspetta dalla struttura organizzativa dell'Ente e dalla "rete" dei Fogolârs?

Nel programma per il 2004, abbiamo stabilito di risolvere entro il primo quadrimestre dell'anno il problema della sede e della pianta organica, puntando anche su specifici contratti di collaborazione. Il Consiglio generale deve svolgere concretamente la funzione d'indirizzo strategico e di stimolo progettuale, in collegamento con la diaspora e con la società friulana.

E dai Fogolârs che cosa ci si attende?

Per quanto riguarda i Fogolârs ci aspettiamo un'ampia e costruttiva partecipazione al dibattito sulla "Piattaforma di rinnovamento programmatico ed organizzativo". I Fogolârs, inoltre, dovranno diventare dei centri di riferimento per tutti coloro che vogliono avere una migliore conoscenza del Friuli o stabilire con esso rapporti di collaborazione. In questo momento inoltre i Fogolârs hanno la responsabilità di mantenere il contatto con le giovani generazioni, in attesa che i nuovi meccanismi di comunicazione vengano perfezionati.

Quali sono gli strumenti che l'Ente metterà a disposizione per questo confronto?

I canali principali dovranno essere il mensile (per il quale è allo studio un necessario "restyling") e il sito internet, che vogliamo ulteriormente potenziare. Ma tutto il settore della comunicazione fra "Patrie" e diaspora va potenziato.

Quali sono i progetti in cantiere?

Vogliamo rilanciare il periodico "Friûlworld"; proseguire nel potenziamento dell'uso di più lingue, compreso il friulano, senza trascurare gli strumenti audiovisivi. Ivi incluso il progetto di una "tv-satellitare" che, in una fase sperimentale, potrebbe coprire inizialmente il solo spazio europeo.

Quando si potrà partire?

Fin da quest'anno siamo al lavoro sul progetto. Avvertiamo quanto sia richiesto uno scambio serio e puntuale su ciò che è il Friuli d'oggi e su come si prepara ad affrontare sfide epocali quali la riunificazione europea, la globalizzazione economica, le migrazioni e pure su come cambia la sua identità e quali potranno essere gli esiti del "confronto/scontro" fra tradizione e innovazione.

Sia in Friuli che in terra d'emigrazione, c'è chi mette in discussione l'importanza dei legami fra Ente e Fogolârs e dell'opera di mediazione dell'Ente. Che ne pensa?

Lo abbiamo scritto a chiare lettere nella "Piattaforma per il rinnovamento". L'Ente e i Fogolârs sono indispensabili l'uno agli altri e viceversa. Devono rinvigorirsi vicendevolmente. La rappresentanza civica dell'Ente è rafforzata in Regione dalla presenza e dall'attività dei Fogolârs. D'altro canto, l'Ente rappresenta per i Fogolârs un ancoraggio certo e duraturo con la regione d'origine. Per favorire e stimolare concretamente questo legame partiremo a breve con una "Newsletter" (sia tramite posta elettronica che con spedizione postale). Sarà rivolta ai dirigenti e alle persone più attive nelle comunità friulane per garantire l'informazione e la formazione più tempestiva su iniziative, attività, programmi dei Fogolârs e dell'Ente.

Qual è a suo avviso il compito più delicato che spetta ai Fogolârs in questo frangente?

I Fogolârs hanno di fronte l'urgenza di trovare un punto d'equilibrio tra eredità storica (ciò che spesso chiamiamo identità culturale e linguistica) e modernità e specificità della nostra Regione. Insomma dobbiamo imparare a legare memoria e innovazione.

Nell'articolo 3 del nuovo statuto da lei citato, l'Ente si attribuisce dei compiti anche nel campo dello sviluppo dell'imprenditoria, della cooperazione e del partenariato internazionale.

In effetti noi crediamo che la "friulanità" possa avere un'influenza anche nel settore economico. Sia nei Paesi di emigrazione sia a beneficio del "Sistema Friuli". Ma il punto è quello della riqualificazione del patrimonio umano della nostra "diaspora imprenditoriale". è quanto ha messo in luce in modo particolare il "Forum del lavoro e dell'imprenditoria del Friuli-Venezia Giulia", celebrato a Buenos Aires nel 2002. Si deve proseguire sulla strada intrapresa, coinvolgendo sempre più l'Università, le Camere di commercio, le Agenzie di sviluppo. Peraltro già il "Programma 2003" prevedeva progetti in tale direzione.

Tutti questi discorsi potranno aver seguito solo se verrà rinsaldato un rapporto serio con le seconde e le terze generazioni della diaspora.

Non possiamo rassegnarci al fatto che molti dei nostri giovani abbiano un legame con la patria d'origine fatto di vaghi ricordi e di racconti approssimativi. Occorre fornire ad essi una visione argomentata della loro identità d'origine e l'appartenenza deve fondarsi su una conoscenza approfondita delle Province friulane e della Regione, intese come "posti "vivi" alle prese con trasformazioni di ogni genere", come abbiamo sottolineato nella nostra "Piattaforma per il rinnovamento" al punto 1 della sezione "Promozione e salvaguardia dell'identità".

L. Nazzi