Iniziative dell'Ente Friuli nel Mondo
Proposta per una discussione sul futuro (Prima Parte)


(documento approvato all'unanimità dal Consiglio di Amministrazione dell'Ente Friuli nel Mondo, 1° febbraio 2004)
Leggere la seconda parte

La modifica dello Statuto dell'Ente Friuli nel Mondo ha favorito ed accelerato l'iniziativa di una ampia consultazione della friulanità nel mondo, organizzata e non, sul futuro dei rapporti tra la Patrie e quanti, in ogni angolo del pianeta, ritengono importante un collegamento attivo, di dimensione internazionale, nella prospettiva di uno sviluppo personale e comunitario.

Il nuovo Statuto dell'Ente ed i due documenti base per l'avvio di questa riflessione sono stati pubblicati sui numeri di ottobre, novembre e dicembre 2003 del mensile. Gli stessi documenti sono inviati ai 196 fogolârs che, in ogni angolo del pianeta, operano localmente ma in collegamento ideale ed operativo con la straordinaria rete internazionale friulana coordinata da Friuli nel Mondo. L'augurio è che il confronto venga avviato, in ogni sodalizio, con la base associativa ed i simpatizzanti, con particolare attenzione al necessario coinvolgimento delle nuove generazioni.

Lo stimolo ad ogni apporto, ancora di coloro che, per qualsiasi motivo, non fanno parte della struttura organizzata dei fogolârs, viene, ora, inserito nella grande rete telematica con la presentazione del primo documento base per l'avvio della riflessione sulle nuove strategie dell'Ente. La piattaforma per il rinnovamento organizzativo e le future programmazioni verrà proposto tra una settimana.

Una prima sintesi del dibattito avverrà in occasione della prima "Convention della friulanità nel mondo" che, la prossima estate, affiancherà il tradizionale incontro annuale della prima domenica di agosto.

Come è già stato indicato, l'occasione che si presenta è eccezionale, forse irripetibile. Mai come in questa occasione i friulani lontani dalla Patrie possono effettivamente incidere sulla definizione degli indirizzi generali e delle scelte programmatiche che riguardano il loro rapporto con il Friuli.

Partecipare è la parola d'ordine.

Quelli che seguono sono solo degli appunti per una riflessione preliminare circa il futuro programma di lavoro dell'Ente Friuli nel Mondo. Sono formulati in base a convincimenti che sono maturati in questi ultimi anni in seguito a contatti, incontri, dibattiti avvenuti con i friulani nel mondo organizzati nei Fogolârs. Sono considerazioni espresse in forma sommaria, con un contenuto appena abbozzato, che affrontano un numero limitato di questioni. Non hanno nessun merito. Solo quello di esistere, per avviare un dibattito il più partecipato possibile.

Osservazione preliminare

1) Parallelamente al rinnovo ed alle ristrutturazioni che i mutamenti in corso impongono alla Regione ed alle sue Istituzioni, nel momento in cui queste si apprestano a riscrivere il nuovo Statuto di autonomia regionale, nel quale i legami con la nostra diaspora (lavoratori, imprenditori, docenti universitari, professionisti, giovani) dovrebbero essere meglio precisati, anche per l'Ente Friuli nel Mondo è giunto il momento di ridefinire il suo ruolo, le sue attività, i suoi legami con i corregionali sparsi per il mondo. La recente modifica degli Statuti dell'Ente può già essere considerata un passo importante in questa direzione. L'emigrazione friulana, infatti, non la si può più guardare con gli occhi di un passato ormai lontano. I termini della questione sono radicalmente cambiati e vanno visti con gli occhi del presente. Ma sopratutto della loro evoluzione: le nuove generazioni.

2) Pur rimanendo una grande questione sociale ed umana, le migrazioni sono da tempo entrate in una nuova fase storica che gli analisti definiscono con il termine di "mobilità delle risorse umane per l'economia e lo sviluppo internazionale". Continuare, pertanto, a considerare la diaspora friulana unicamente nell'ottica "lavoristica" e destinataria di assistenza spicciola è una visione molto parziale, se non del tutto errata. Così come non ha più senso tenerla rigorosamente separata dalle strategie regionali in materia di sviluppo e di partenariato internazionale decentrato. Questa logica va ribaltata partendo dalla revisione delle leggi regionali in materia che sembrerebbero tradire sia un certo ritardo rispetto alla realtà quotidiana ed una arretratezza culturale nell'analisi della sua evoluzione. Trattasi di un approccio che, da una parte, non valorizza pienamente le potenzialità della diaspora; dall'altra, non crea quei presupposti utili a conciliare i suoi bisogni con gli interessi più generali del Friuli-Venezia Giulia.

3) Consapevole che l'attaccamento delle seconde e terze generazioni alla "Patrie" non è ereditario, che per mantenerlo vivo e duraturo occorrono iniziative specifiche, nuove forme di cooperazione in loro favore, più moderne e più incisive di quelle sin qui praticate, l'Ente è chiamato a fare un ulteriore passo in questa direzione, ricercando ogni utile collaborazione con organismi, anche internazionali, impegnati in questo campo. Le nuove generazioni, occorre ribadirlo, avendo superato la retorica della sofferenza e dell'isolamento del "povero migrante", si sentono certamente discendenti, oriundi, ma non più "figli di migranti" in senso tradizionale. è da tempo che si sono aperte al diverso, che hanno oltrepassato i propri confini culturali, che sono entrate in rapporto con le nuove realtà ed accettato la scommessa di vivere da cittadini del mondo capaci di dialogare con tutti e di assumere responsabilità.

4) Ecco perché è necessario spiegare loro la geografia odierna del Friuli, il nuovo assetto istituzionale regionale che si sta profilando, il nuovo ruolo e le nuove forme di collaborazione messe in atto dalle Province friulane, le strategie e gli sforzi che le stesse hanno intrapreso per un ulteriore sviluppo di tutte le aree che compongono il Friuli. Senza dimenticare, evidentemente, le specificità culturali e linguistiche (fattore unificante per la diaspora) che con l'allargamento all'Est potrebbero rimodellarsi nel cuore di una Europa riconciliata con se stessa. Queste sono solo alcune delle ragioni che consiglierebbero un profondo rinnovamento sia nell'approccio che nelle attività a venire dell'Ente. Che dovranno necessariamente essere concepite sempre di più in termini progettuali.

5) L'Ente ed i Fogolârs hanno bisogno l'uno degli altri, d'intrecciare sempre di più le loro attività, di rinvigorirsi vicendevolmente. La presenza e le attività dei Fogolârs in diversi Paesi nel mondo contribuiscono ad accrescere il prestigio e la rappresentanza civica dell'Ente in Regione. Viceversa, i Fogolârs hanno bisogno dell'Ente perché esso rappresenta un ancoraggio, certo e duraturo, con il Friuli, senza il quale correrebbero il rischio di disperdersi nella moltitudine dell'associazionismo irrilevante. All'Ente ed ai suoi Fogolârs corre ormai l'obbligo di produrre risultati compatibili con il momento. E' vero che la loro cultura dell'efficienza presenta delle lacune, ma è altrettanto vero che i margini di miglioramento ci sono. Non sarà cosa da poco né di poco conto. Però possibile. A condizione che si dotino, oltre alla volontà, delle necessarie risorse materiali ed umane. Il fenomeno migratorio, a prescindere dalla sua provenienza, destinazione, dimensione, dal suo ordine generazionale, è ormai entrato nel circuito della riflessione generale delle Istituzioni nazionali ed internazionali. Ricerca, analisi di leggi e di regolamenti di ogni ordine, di convenzioni e raccomandazioni internazionali, di documentazione, di ricerche universitarie sono gli ingredienti essenziali per un serio lavoro di proposta d'azione. Su questo piano l'Ente è palesemente carente in risorse umane appropriate.

Promozione e salvaguardia dell'identità culturale

6) L'identità culturale e linguistica delle seconde e terze generazioni è a rischio e resa sempre più precaria da una sfrenata globalizzazione che ha coinvolto, oltre ai rapporti personali, anche la produzione culturale. La nostra diaspora giovanile ha una visione fluttuante, non argomentata della sua identità d'origine nel senso che mentre vive nel paese nativo, sogna "un'appartenenza friulana", di appartenere cioè ad un Friuli che non conosce, o che di esso ha solamente una visione incerta ed approssimativa. Il suo sguardo sul Friuli non è composito, è costituito da una serie di fotogrammi, di istantanee, raccolte o sentite raccontare, mentre la Regione e le Province friulane sono posti "vivi" alle prese con trasformazioni di ogni genere. Per molti dei nostri giovani il legame con il "territorio d'origine" si riduce a qualche vago ricordo tramandato dai padri.

7) Si noterà che il termine diaspora sembrerebbe essere preferito a quello dì "figli di migranti", non solo perché questa espressione rifletterebbe meglio il loro status, ma anche perché supera, secondo le più recenti ricerche effettuate sulle seconde e terze generazioni di migranti, il confine strettamente economico entro il quale venivano comunemente circoscritti i movimenti migratori. Alcuni nostri giovani ritengono che l'espressione diaspora esprima, oltre all'appartenenza etnica, quella friulana, anche il senso di fedeltà locale, cioè al paese nativo. Una definizione che suggerisce, secondo altri, che ogni persona, grazie alla sua identità che gli deriva dalle proprie radici culturali, può sentirsi bene in qualsiasi parte del mondo. Un'evoluzione sostanziale, non solo di terminologia. Occorre dunque aiutarli a ricostruire la loro identità culturale partendo da questa visione della loro storia, riannodando insieme i diversi fili delle loro origini friulane. Questa, in breve, la situazione. Alla quale converrebbe porre urgentemente rimedio partendo da un duplice impegno: un rinnovato sforzo dei Fogolârs con iniziative specifiche miranti la salvaguardia dell'identità sul campo; l'elaborazione, da parte dell'Ente, di una vera strategia per una espansione durevole dell'influenza friulana in quei paesi. Una strategia cioè che non si limiti alla sola conservazione dell'identità linguistica -certamente importantissima perché la lingua è anche una questione che riguarda il diritto e la democrazia-, ma che prenda ugualmente in considerazione la cultura dello sviluppo socio-economico delle nostre zone. In passato, purtroppo, si e insistito molto di più su un generico (ed emotivo) attaccamento alla "Patrie", invece di sviluppare il senso etnico di responsabilità, l'orgoglio di sentirsi friulani, di far parte di una civiltà con le sue forme di espressione e comportamenti riconoscibili.

8) Quella della promozione e della salvaguardia dell'identità linguistico/culturale - intesa come logica di appartenenza, di attaccamento alle radici, di definizione di se stessi e del saper convivere con la differenza - è una battaglia tutta in salita. Ma guai a rinunciare ad accettare questa sfida. Anzi, è un'occasione da cogliere al più presto perché la fase di bi-linguismo che stiamo vivendo è veramente dirompente, ma soprattutto perché quando una lingua si spegne, regionale, locale o minoritaria che sia, si riduce la diversità ed il patrimonio culturale in senso lato.

Nuove problematiche e nuove sfide per l'Ente e la nostra diaspora

9) Lavorare per e con la diaspora oggi è di gran lunga più difficile di quanto non lo fosse in passato. Sono radicalmente cambiati tanto lo sguardo che la percezione della problematica. Questa esige ormai più professionalità e ragionamenti razionali. Investendo la sfera sociale, economica, culturale, politica, essa va capita e trattata nella sua complessità. La sfera politica, tanto per citare un esempio, con l'esercizio del voto all'estero sarà molto probabilmente oggetto di una nuova attenzione dai contorni oggi difficilmente definibili. Su un tema cosi sensibile, qual è quello del ruolo e della funzione della diaspora, non occorrono dichiarazioni ad effetto, ma analisi equilibrate ed argomentazioni lucide. Ma soprattutto azioni concrete concepite e messe in opera con il concorso ed il consenso dei loro destinatari.

10) La situazione cambia da continente a continente. La crisi argentina ne è l'esempio più significativo. A fronte di tali cambiamenti occorre che l'Ente potenzi, in primo luogo e laddove le condizioni locali lo permettono, le sue attività formative affinché le nostre genti possano affrontarli più preparate. Ma anche perché continuino ad essere, o lo diventino, una risorsa per lo sviluppo dei loro paesi. E, allo stesso tempo, elementi di cooperazione e di possibile partenariato internazionale decentrato per le nostre Province ed i loro operatori economici. E' superfluo sottolineare l'importanza di un intelligente utilizzo dei Fogolârs a questo proposito.

Ristrutturare e ri-motivare i Fogolârs

11) Un nuovo ruolo dell'Ente Friuli nel Mondo significa anche ripensare sia la strutturazione della rete dei Fogolârs che la gerarchia delle loro attività, che dovranno, sempre ed ovunque, rappresentare un punto d'equilibrio tra eredità storica, culturale, modernità e specificità del Friuli. Il passato dei Fogolârs è un patrimonio acquisito che non può essere ignorato. La loro memoria va conservata. Legando però l'uno e l'altra ai tempi che devono venire. Altrimenti rimarrebbero solo un puro esercizio di nostalgia storica. E' giusto rimanere fedeli al passato, ma quanto basta per affrontare l'avvenire con passo più sicuro. Produrre emozioni e slancio deve essere il corollario di un qualche cosa di più visibile e di più duraturo. Altrimenti ci si sbaglia d'epoca. Ma soprattutto non è "pagante" vista l'era nella quale viviamo.

12) E' vero che alcuni Fogolârs non riescono a dare un'immagine moderna di se stessi, che hanno tendenza a scavare nel passato anziché proiettarsi nel futuro, che privilegiano l'antico invece di sperimentare il nuovo, e che, di conseguenza, danno l'impressione che questo modello di associazione si stia esaurendo (una crisi, quella dell'associazionismo, che non è unica al mondo dell'emigrazione). Cosi com'è altrettanto vero però che altri Fogolârs, soprattutto quelli animati da energie giovanili e che dispongono di sedi proprie, possono essere rimotivati, aiutati a crescere ulteriormente e a ridivenire luoghi dove si prepara, si forma e si addestra la diaspora del futuro. Una specie di "habitat della friulanità", punti di riferimento sicuro ed indicatori di direzione. Per tutti vi è comunque l'esigenza di un restyling delle loro attività. Pur restando valide nel loro impianto, queste risentono infatti del tempo.

13) Se i Fogolârs non innovano difficilmente riusciranno ad aggregare le giovani generazioni. Ed ancor meno a scoprire qualche talento potenzialmente utile per il futuro dell'Ente. Ma non solo per l'Ente. Se fino a qualche tempo fa le attività di conservazione dei legami tradizionali, di costume, linguistico/culturali rappresentavano la ragione d'essere dei Fogolârs, oggi, alla luce delle trasformazioni sociali, economiche, produttive queste sembrerebbero non bastare e di dover essere integrate con azioni più visibili, magari di promozione di questo o quel prodotto friulano, di questa o quella zona turistica, tanto per citare un esempio. Qui necessita, da una parte, e come già detto, un ringiovanimento delle risorse umane dei Fogolârs; dall'altra, un rilevante sforzo da parte dell'Ente in termini d'informazione e di riorganizzazione di questa sua presenza periferica che non potrà più essere spiegata con le sole argomentazioni tradizionali. Altrimenti essa non potrà mai dare nel mondo, la corretta visibilità dell'odierno Friuli.

Giovani generazioni

14) Molti di essi hanno raggiunto posizioni di rilievo nella vita sociale, universitaria, politica,economica e finanziaria dei paesi di accoglienza. Il Friuli del passato li interessa poco. E' quello di oggi, quello alle prese con l'allargamento dell'Unione Europea verso l'Est e le sue conseguenze che li attrae e suscita in loro interesse e curiosità intellettuale. Vogliono capire che tipo di trasformazioni da 50 anni a questa parte ha vissuto e continua a vivere la "Patrie". Cosa e come è stato fatto per trasformare con successo un sistema fondamentalmente rurale, qual era quello abbandonato dai loro padri, in un sistema produttivo avanzato qual è oggi quello del Nord-Est. Vogliono sapere se un tale approccio dello sviluppo socio-economico può avere qualche possibilità di riuscita se applicato in alcune zone dei loro paesi. Con quali politiche e con quale cultura del lavoro deve essere affrontato. E' questo il loro appetito di conoscenze. Ed con questo tipo di dialogo che si potranno aggregare attivamente. Ma sopratutto valorizzare, nel loro e nel nostro interesse, le loro conoscenze e la loro cultura.

15) Trattasi d'interrogativi che non dovrebbero sfuggire all'attenzione dell'Ente. Ma neppure a quella delle nostre autorità provinciali e regionali. Perché la continuità della friulanità all'estero dipende proprio da loro. Oggi in Friuli, dobbiamo ammetterlo, sono in pochi a riconoscere il ruolo della diaspora. Ed ancor meno sono coloro che si adoperano sinceramente a valutare il contributo che questa potrebbe fornire alla realtà regionale, se messa in grado di farlo. Non è un'attitudine saggia. Si getti uno sguardo a quello che fanno altre regioni italiane, o paesi come la Spagna, la Francia, la stessa Germania con le attività delle sue Fondazioni in tutte le Americhe.

Riqualificare il patrimonio umano per la rinascita di una nuova classe dirigente imprenditoriale

16) Affinché la "friulanità" all'estero abbia un'influenza anche nel settore economico, un futuro e sia reciprocamente utile, sarà necessario riqualificare il patrimonio umano della nostra diaspora imprenditoriale, piccola e media, friulana o discendente che sia, mettendo in opera un vero programma di formazione-cooperazione concepito con il concorso degli imprenditori, delle Università, delle Camere di commercio, delle Agenzie di sviluppo del Friuli. Ma anche tenendo conto delle recenti disposizioni nazionali in materia di sostegno all'internazionalizzazione delle imprese che prevedono, a partire dal 2004, l'apertura di "sportelli unici" in città come Buenos Aires, Montevideo, Perth, Caracas, ecc.

17) La piccola e media impresa costituisce, in molti paesi dell'America Latina (citiamo questo continente perché ospita la diaspora la più numericamente importante ma anche quella più sensibile ai legami regionali), una delle forze trainanti dello sviluppo industriale, del dinamismo economico, dell'innovazione, degli scambi commerciali e della creazione di posti di lavoro. Sostenerle con attività formative, incoraggiarle a mettersi in rete, a fare sistema, ad allargare i loro eventuali contatti in Friuli sarebbe, allo stesso tempo, un importante contributo alla riqualificazione del patrimonio umano della nostra diaspora ed alla rinascita di una nuova classe dirigente imprenditoriale di origine friulana.

Nuovi canali di dialogo e di informazione

18) Ripetiamo che, al giorno d'oggi, i residenti in Friuli non hanno una chiara conoscenza della diaspora, della sua composizione, del suo ruolo, della sua collocazione sociale nei diversi paesi. Questo perché i media locali le riservano pochissimo spazio. E' un'altro errore che dovrebbe essere evitato perché la nostra diaspora può rappresentare dei punti di riferimento importanti per alcuni nostri operatori economici che per diverse ragioni non intendono, o che per la loro modesta taglia non possono, utilizzare i canali ufficiali quali l'ICE, peraltro in via di superamento in virtù delle disposizioni di cui al precedente paragrafo 16, per far conoscere o esportare alcuni loro prodotti.

19) Quanto all'informazione in direzione della diaspora, anche questa è inadeguata. E' impensabile che con i mezzi di comunicazione e d'informazione odierni si debba continuare a nutrirla con una generica retorica. Se la diaspora non ha una visione chiara, realistica e quanto più possibile documentata del Friuli, difficilmente potrà evidenziarne l'immagine, il suo modello di sviluppo, le sue potenzialità. I Fogolârs, almeno quelli che dispongono d'infrastrutture proprie, dovrebbero quindi essere dotati di supporti adeguati a tale scopo. Anche il ruolo e lo attività dell'Ente "sul campo" meriterebbero di essere portate alla conoscenza dell'opinione pubblica friulana con maggiore assiduità e completezza.

Follow-up del Forum di Buenos Aires

20) Il Forum del lavoro e dell'imprenditoria del FVG di Buenos Aires (del mese di dicembre 2002) rappresenta un'importante innovazione nei rapporti tra la Regione ed i corregionali all'estero. Un evento che ha confermato l'importanza che il mondo del lavoro, quello dell'imprenditoria, quello accademico, quello delle associazioni, quello giovanile di origine friulana accorda a nuove relazioni con le Istituzioni regionali, provinciali, territoriali. Cosi come alla necessità di fare sistema anche in materia migratoria, avendo ormai questa perso i tratti caratteristici di un tempo ed essendosi pian piano trasformata in "presenza regionale" all'estero. Il Forum ha messo chiaramente in evidenza l'opportunità che potrebbe rappresentare per tutti il far convergere attorno ad una prospettiva/piattaforma comune delle energie, delle competenze, delle esperienze, essenziali per dare concretezza, ma soprattutto efficacia e visibilità, alla politica regionale di cooperazione e di partenariato internazionale decentrato.

21) Va riconosciuto alle autorità regionali - Giunta e Consiglio - il merito di aver voluto questo Forum. Nessun'altra Regione italiana ha mai intrapreso una tale iniziativa e sperimentato questo tipo di approccio nelle relazioni con i propri corregionali all'estero. All'Ente va riconosciuto il merito di essersi sobbarcato tutti gli aspetti organizzativi. Una iniziativa che gli ha permesso di dar prova delle sue capacità di mobilizzare diverse competenze, anche internazionali, di suscitare delle idee ampiamente condivise, di dare visibilità internazionale al FVG. Un'occasione che gli ha permesso di dimostrare che ha il senso del futuro, che nuove attività possono accrescere influenza e prestigio. L'Ente, per l'attenzione che le autorità regionali hanno prestato a questo Forum, per la novità che esso rappresenta, non dovrebbe lasciar cadere nel vuoto le conclusioni alle quali è giunto. Anzi, alcune di queste dovrebbero costituire il punto di partenza per alcune sue attività a breve e medio termine.

Osservazione riassuntiva

22) Ridefinire il proprio ruolo ed aggiornare le sue attività è un esercizio che porta l'Ente ad affrontare alcune questioni fondamentali:

a) In quali ambiti possono affermarsi, oggi, ed al meglio, le sue ambizioni;

b) Proiettato ormai verso le giovani generazioni ed in un contesto in rapida evoluzione, cosa dovrà tramandare di originale;

c) Parallelamente alle sue iniziative tradizionali in favore della diaspora, che tipo di iniziative dovrebbe proporre a sostegno, ed in uno spirito di sussidiarietà, a quelle che le Province o la Regione lanciano o potrebbero lanciare in favore dei nostri imprenditori, dei nostri esportatori, dei nostri operatori turistici e culturali, ecc., al fine di rafforzare sia la presenza friulana che la "friulanità utile"?

Insomma, e riassumendo, quale Ente Friuli nel Mondo si vuole attivo in Friuli, ed in che modo, perseguendo quali obiettivi, lo si vuole operativo al servizio della diaspora sparsa per il mondo?

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