Messaggero Veneto
Sabato 22 Dicembre 2001

«La Regione si disinteressa degli emigrati»
Protesta la comunità friulana in Argentina: i progetti ci sono, ma rimangono sulla carta

UDINE – Il Comitato regionale per l’emigrazione deve riunirsi una volta l’anno, eppure da 2 anni non si tiene più alcun incontro. E i moltissimi argentini che vorrebbero trasferirsi in Friuli-Venezia Giulia intanto aspettano. Attendono l’avvio del progetto pilota che la Regione sta approvando e che prevede l’arrivo di 60 argentini di origine friulana. Oppure aspettano dai 3 ai 5 anni solo per ottenere la seconda cittadinanza, quella italiana, lasciapassare per il trasferimento nel Belpaese.
Gli argentini di origine friulana Mario Bianchi – presidente del Fogolar furlan Avelloneda di Santa Fe e delegato per il Comitato regionale per l’emigrazione, organismo consultivo del Friuli-Venezia Giulia che conta una quarantina di adesioni da tutti i paesi in cui sono presenti persone di origine friulana –, Sandra Pitta – presidentessa del Fogolar di San Juan – e Mauro Sabbadini – leader della gioventù friulana a Buenos Aires – raccontano così l’aspetto friulano della crisi che sta attraversano l’Argentina. La sensazione, dunque, è che da parte della Regione non ci sia «un interesse autentico verso i friulani in Argentina», riassume il ventottenne Sabbadini. «La priorità che il governo regionale dovrebbe porsi – prosegue il giovane – è quella dell’avvio del progetto pilota. Buones Aires conta 13 milioni di abitanti e si calcola che un milione siano quelli di origine friulana. Tantissimi di loro vorrebbero rientrare per cercare un lavoro e trasferirsi, perché l’Argentina conta 36 milioni di abitanti, con un 18,4% di popolazione senza lavoro, un 15% che lavora uno-due giorni la settimana e con un costo della vita altissimo. Anche per questo aspettavamo per agosto o settembre l’avvio del progetto pilota e invece non sappiamo ancora nulla. A un’assemblea di marzo con un centinaio di persone spiegammo il programma e non lo pubblicizzammo. Da allora abbiamo ricevuto migliaia di richieste di partecipazione e immagino che quando potremo promuoverlo si verificherà un’alluvione di richieste».
Da San Juan, paese di 600 mila abitanti che conta una settantina di famiglie d’origine friulana, l’avvocato Sandra Pitta racconta di numerosi giovani, figli e nipoti di friulani, in cerca di un lavoro in Friuli. «In questo momento riceviamo pochissime informazioni sulla vita in Friuli, come la possibilità di ottenere un lavoro e quale, o sulla facilità di trovare casa, e sono proprio queste le notizie che i più giovani vogliono conoscere – spiega –. E poi c’è il problema di ottenere la cittadinanza italiana, per la quale si devono attendere dai 3 ai 5 anni. Ritengo che in questa fase delicatissima un governo italiano interessato ai suoi emigranti dovrebbe seguire molto di più gli argentini di origine italiana. Dal Friuli, invece, vorremmo un’informazione più rapida e chiara su ogni aspetto che interessa i nostri friulani e, perché no, un minimo di pressione affinchè la burocrazia per ottenere la doppia cittadinanza non sia così macchinosa».
Da Avelloneda, città di 25 mila abitanti tutti di origine friulana perché fondata da friulani 120 anni fa, arriva infine il rammarico per un Comitato che non si riunisce più e che rappresenta lo strumento attraverso cui la Regione dovrebbe ideare ogni iniziativa in favore dei friulani nel mondo. «Da 2 anni non si svolge alcuna riunione – spiega l’imprenditore Mario Bianchi – e non abbiamo nemmeno ricevuto risposta ai nostri solleciti scritti alla Regione. Vorrei che l’attività ricominciasse anche perché rappresenta l’aiuto sulle azioni da attuare, non economiche, ma di scambi culturali e di tecnologia con il Friuli. Non penso che molti dei nostri argentini di Avelloneda vogliano trasferirsi in Friuli. Invece, molti vorrebbero venire, imparare e tornare per migliorare l’Argentina».
Anna Buttazzoni