Messaggero Veneto
Venerdì 21 dicembre 2001

Gli emigrati chiedono aiuto al Friuli
Molti appelli ai Fogolar: «Dateci un’occasione di lavoro nella nostra Italia»

UDINE – Un’invocazione friulana dall’Argentina: aiutateci. La crisi economica, sociale e politica che ha sconvolto il Paese preoccupa la folta colonia friulana, soprattutto da quando la situazione ha assunto anche risvolti violenti, culminando con l’assalto ai supermercati e alle proteste di piazza a livelli visti solo nei periodi più bui del passato. In molti giovani di quarta generazione affiora la voglia di rientrare nella terra dei loro padri per trovare condizioni di vita migliori.
In questo panorama desolante, dove le proteste contro i politici corrotti e le politiche non risolutive sorgono spontanee tra la gente di tutte le classi sociali, senza bisogno di alcuna bandiera politica o sindacale a guidarli, i friulani bussano alle porte di associazioni e istituzioni collegate alla nostra Regione per trovare risposte a dubbi e richieste che la disoccupazione e le difficoltà economiche spingono ad avanzare. Su una stima di un milione di discendenti friulani in terra argentina, circa 1500 – ha detto Ferruccio Clavora, direttore dell’Ente Friuli nel mondo – hanno fatto domanda di poter partecipare al "progetto-pilota", per ora ufficioso, di rientro degli emigrati e trasmesso dalle varie organizzazioni friulane in Argentina.
Il progetto prevede in via sperimentale la selezione di 60 persone già qualificate in specifici settori professionali per farle tornare nella patria di origine in modo programmato, prevedendo cioé un inserimento lavorativo, abitativo, sociale e culturale organizzato in anticipo.
E’ imminente la decisione del Consiglio Regionale friulano su questa proposta, avanzata dall’Ente Friuli nel Mondo già un anno e mezzo fa. Il programma rappresenterebbe un importante aiuto per alcune famiglie di corregionali e inserirebbe la Regione nel contesto di una politia attiva del lavoro molto ben vista dagli organismi internazionali che si occupano di lavoro e migrazione, e senza dubbio sarebbe all’avanguardia nel panorama nazionale italiano.
Speranze condivise dalla Società friulana di Buenos Aires. Infatti il coordinatore dei gruppi giovanili friulani in Argentina, il giovane Mauro Sabbadini, conta sul sostegno della nostra terra per affrontare la situazione tragica per i corregionali che lavorano, o lavoravano, come dipendenti, sia pubblici che privati, e che si trovano a dover fronteggiare la disoccupazione e la mancanza di prospettive.
«Sono intere famiglie, giovani laureati, professionisti e artigiani di ogni età che hanno perso il lavoro quelli che bussato alle porte dei Fogolar chiedendoci informazioni su come poter affrontare il rientro nella patria d’origine e su come poter partecipare al progetto pilota della regione».
Meno pessimista è Mario Bianchi, presidente del Fogolar di Avellaneda, nella grande provincia di Santa Fe, imprenditore del settore agro-alimentare: «La situazione - dice - è ancora recuperabile. Comunque l’Argentina ha già vissuto crisi di questo genere. I friulani non sono quelli che stanno peggio e anora tra di loro la situazione è abbastanza tranquilla». Bianchi attribusce la cause della disoccupazione, che sfiora il 18.4%, alla globalizzazione, che ha portato molti contadini a lasciare le campagne a causa del crollo dei prezzi dei prodotti agricoli, in primo luogo il cotone, di cui Avellaneda è ritenuta capitale in Argentina.

Cristina Fabris